miércoles, 16 de junio de 2010
ÚNICA VIDA, ÚNICA MUERTE, ÚNICO DESTINO...
Al saber que seremos examinados sobre el amor y que sólo es uno el tiempo concedido para amar, no se siente en el Evangelio la inclinación que hacen muchos estudiantes para salir del paso, confiando en el examen de recuperación.
Hay que dar el máximo porque ahí no hay exámenes de septiembre. Aquí sólo cabe aprobar o suspender, una única vez y para siempre.
Algunas razones para creer. Vittorio Messori-Michele Brambilla.
lunes, 14 de junio de 2010
A punto de Cameroun!!!
domingo, 13 de junio de 2010
una buena acción, o una acción hermosa...
Martini: Gesù e il profumo di resurrezione
«Mentre Gesù si trovava in Betania, in casa di Simone e il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!". Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando quest’olio sul mio corpo lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei"». L’importanza dell’episodio è chiara: fa già parte del racconto ecclesiale della passione e quindi, secondo la predicazione stessa, viene proclamato ogni volta che si proclama il vangelo della morte di Gesù. Significativa la sottolineatura del Signore: ciò che la donna ha compiuto è parte del vangelo. Curiosa la specificazione: «in ricordo di lei». La donna, con il suo gesto, è messa al centro dell’attenzione delle parole di Gesù.La domanda che più si è ripercossa nella storia della esegesi è sul significato dell’affermazione: «I poveri li avete sempre con voi». Forse Gesù dice che non c’è nulla da fare di fronte alla povertà? Di fatto Gesù, volendo definire l’azione della donna, che è criticata dai discepoli, la chiama «opera bella». Il testo italiano fa leggere: «un’azione buona». Il testo greco dice: «opera bella», degna dell’uomo, in cui l’uomo si esprime al meglio. Le opere belle non sono le opere esteriori – come appunto preghiera, digiuno, elemosina – bensì quelle descritte nello stesso capitolo 5: le beatitudini. Opera bella è l’essere poveri, lo scegliere di non servire al denaro, l’essere di cuore semplice (i puri di cuore), l’essere operatori di pace. Il gesto di questa donna appartiene dunque non tanto alle opere efficaci bensì alle opere belle che qualificano la persona, così come le beatitudini sono atteggiamenti vissuti dalla persona. Nella simbologia dell’episodio ci è facile anche leggere quale sia la bellezza personale dell’opera della donna. È bella perché è inaspettata, anzitutto. Viene nel mezzo del banchetto a dare un profumo incredibile a tutta la sala, senza che nessuno lo prevedesse. È un gesto inatteso eppure dovuto a un ospite illustre.
Un’opera inaspettata quindi, e originale, creativa. Ha la bellezza dei gesti umani che non sono semplicemente adempimenti di leggi oppure risposte a esigenze di efficienza ma sgorgano dall’intimo della persona che li compie. Se la donna avesse chiesto consiglio le avrebbero detto che era inutile versare quell’olio, che non ce n’era bisogno. È anche un gesto gratuito, e totale, esaustivo. Gesù nel brano parallelo dell’evangelista Marco spiega: «Questa donna ha fatto quello che ha potuto» (cfr. Mc 14,8). Ci richiama così l’obolo della vedova che, pur avendo fatto niente dal punto di vista dell’efficienza, ha però fatto tutto perché ha espresso se stessa. Infine, quest’opera è bella perché è profetica «in vista della mia sepoltura». I discepoli non avevano mai capito, benché Gesù l’avesse loro ripetuto, che «il Figlio dell’uomo doveva essere tradito, essere ucciso, e poi risorgere». La donna l’ha compreso e il suo è un gesto cristiano perché contiene una profezia della morte e risurrezione del Signore. Possiamo anzi dire che la donna, con quel gesto, entra nella morte e risurrezione di Gesù, fa un’opera battesimale. E chi è il cattivo discepolo? Colui che non capisce questi valori, che li critica, che va alla ricerca di gesti clamorosi, dalle risonanze grandiose. Mentre invece il profumo del balsamo si perde nella oscurità della casa di Simone. Cattivi discepoli sono coloro che non comprendono quella bella opera che è in ogni gesto, quella bella opera che il Padre celeste vede e che vedono gli uomini sensibili al fascino del profumo delle beatitudini evangeliche. Sono opere che rendono lode al Padre perché sono irrefrenabili, mentre di tutte le altre opere si può supporre sempre una seconda intenzione, un motivo non pienamente disinteressato. Le buone opere delle beatitudini sono le opere cristiane – kat’exochèn – senza alcuna aggiunta o smarginatura o sottolineatura. E i poveri? Che dire dei poveri? I cosiddetti discepoli sono qui fuori strada e in realtà non si preoccupano dei poveri. Se ne preoccupa il «vero discepolo» che è la donna, perché i cosiddetti discepoli oppongono erroneamente il servizio reso ai poveri all’adesione personale a Gesù che sta per morire, quasi si dovesse scegliere tra le due opere. Si tratta di un rischio in cui noi spesso incorriamo: dare ai poveri o onorare Gesù raccogliendo la sua morte e risurrezione? Non comprendiamo che è l’accettazione di quella morte, come gesto supremo d’amore per noi, che abilita poi il discepolo a mettersi incondizionatamente al servizio dei poveri. Come quei discepoli, anche noi vediamo la soluzione del problema dei poveri nel denaro, in una efficienza, e non nella dedizione per amore, da cui nascerà il servizio ai poveri.
Gesù difende e loda la donna, così come ha difeso Maria dalle insinuazioni di Marta che accusava la sorella di perdere tempo ascoltando la Parola e di non servire. L’aiuto reso ai poveri sarà sempre una delle caratteristiche della comunità che ha scelto di seguire Gesù, il Signore crocifisso e risorto, e quindi ha scelto di non arricchire, di vivere la beatitudine della povertà, la beatitudine della semplicità di cuore e, proprio per questo, avrà sempre familiarità con i poveri. I poveri li avremo allora sempre con noi, non soltanto nel senso che saranno della nostra famiglia, della nostra realtà, ma anche perché noi, con Gesù crocifisso e risorto, avremo scelto questo tipo di vita. Ecco dove il laico cristiano trova la radice anche di ogni suo impegno sociale e civile per i poveri. Ora è il momento di mostrare l’adesione al Signore che sta per morire, è il momento battesimale. In seguito, tale adesione andrà dimostrata ai poveri per i quali Gesù è morto. E ciò che sarà fatto a loro sarà fatto a lui. È così che il cristiano si prepara a vivere l’identità tra le sue molteplici azioni (sociali, politiche, di servizio, di fede, di catechesi, di orazione, di preghiera). È così che si prepara a unificare la sua realtà, per non agire in maniera turbata o perplessa davanti a scelte che sembrano escludersi l’un l’altra. La donna del Vangelo ha colto l’unità delle scelte. Quando si proclamerà la Buona Novella della morte di Gesù, si esalterà insieme anche la fede nella risurrezione, mostrata da questa donna, e annunciata dal Signore ogni volta che si parla della sua morte. La donna ha veramente capito il significato della morte di Gesù anzitutto in relazione a lui come persona, non come simbolo o ideologia della salvezza dei poveri o di altre categorie. Ha capito Gesù nella sua identità storica, lo ha riconosciuto, adorato, amato, servito. Tale adesione alla persona di Gesù rende possibile la dedizione di tutta l’esistenza ai poveri, che è pure parte del messaggio, della Buona Notizia da predicare a tutto il mondo.
Carlo Maria Martini
domingo, 6 de junio de 2010
DIEZ PÉTALOS PARA EL CORPUS CHRISTIPor Javier Leoz
1.- LA EUCARISTÍA.En ella el Señor se quedó. Fue la última aparición. No la contaron los apóstoles pero, a buen seguro, que vivieron con ella la presencia real y conmovedora de Jesucristo.
2.- EL AMOR. Si Dios ofrece a Jesús, con todo su Cuerpo y su Sangre, es para que también nosotros aprendamos aquello de “amor con amor se paga”. El Corpus nos llama e incita a la solidaridad, a la caridad.
3.- EL TESTIMONIO. Quién participa en un banquete suculento no se queda indiferente. Lo recuerda y lo pregona. En el día del Corpus, el Manjar Eucarístico, lo llevamos allá donde normalmente se desenvuelve la vida de las personas. Hay dar razón y muestras de que, Jesús, está vivo.
4.- LA PAZ. La que nos dejó Jesús. La que viene como consecuencia del perdón, de la comprensión y de la humildad. La paz de Cristo, en el día del Corpus, es aquella que se conquista ofreciendo lo mejor de nosotros mismos. La parte más bonita o aquella que más nos cuesta ofrecer.
5.- LA COMUNIÓN. La buena armonía que existió entre el Padre y el Hijo, se manifiesta especialmente en el sacramento eucarístico. Y, cuando nosotros lo comulgamos, nos comprometemos también a ser signo de reconciliación, de apertura, de amor. El amor de Dios, busca nuestra unión.
6.- LA ALEGRÍA. El buen amigo, Jesús, busca a sus amigos. Y los busca porque pretende su salvación, una salida digna y gozosa a su vida. El Corpus nos invita a la fiesta, a sentirnos acompañados y peregrinos con Jesús de Nazaret
7.- LA CUSTODIA. No podemos abarcar todo el Misterio Sacramental. Y, al Señor, lo colocamos en custodia de metal. Pero, no lo olvidemos, el Señor quiere caminar con nosotros; quiere exponerse con nosotros; con nuestras palabras y obras podemos ser las mejores custodias con las que llevar al Señor al mundo.
8.- LA ALABANZA. Alabamos al Señor porque, sólo El, es digno de ser adorado. Porque, aunque sabemos que nuestras alabanzas no le enriquecen, disfruta con nuestras expresiones de cariño. Con nuestras muestras de religiosidad popular.
9.- EL CAMINO. Nuestra vida es una peregrinación. En el día del Corpus, con el Señor por delante, ponemos nuestros ojos en la eternidad. Anunciamos su muerte, proclamamos su resurrección hasta que El vuelva.
10.- LA ORACIÓN. El día del Corpus nos invita a la oración, al silencio, a la contemplación. Tenemos que amar al que mucho nos ama. El AMOR DE LOS AMORES camina lentamente por nuestras calles y plazas y, lo hace, porque quiere recuperarnos para Dios
martes, 1 de junio de 2010
"A Dios lo que es de Dios"
"También tú, si enciendes el candil, si recurres a la iluminación del Espíritu Santo y ves la luz en la luz, encontrarás la dracma en ti: ya que ha sido puesta en ti la imagen del Rey celestial. Cuando Dios, al principio, hizo al hombre, lo hizo “a su imagen y semejanza” y puso esta imagen no en el exterior, sino dentro de él. El Hijo de Dios es el pintor de esta imagen; y puesto que el pintor es tal y tan grande, su imagen puede ser oscurecida por la desidia, aunque no puede ser cancelada por la maldad. En efecto, la imagen de Dios permanece siempre, aunque le sobrepongas la imagen de lo terreno." Orígenes. A Dios lo que es de Dios, es decir, TODO. Nuestra vida, nuestra manera de ser, nuestros logros... "...toda mi libertad, mi memoria, mi entendimiento y toda mi voluntad; todo mi haber y poseer."
¡Cada uno de nosotros somos "dracma viva" de Dios, reflejo de Cristo!
"Nos hiciste Señor para Ti. Y nuestro corazón estará inquieto hasta que descanse en Ti." (S.Agustín)
"¡Vos me lo disteis, a Vos, Señor, lo torno!"
domingo, 30 de mayo de 2010
martes, 25 de mayo de 2010
UNA PARADOJA LLAMADA TRINIDAD

La esencia de Dios que es relación y comunión, es darse y entregarse, pregunta y respuesta.
Es la paradoja entre Personas, paradoja del Amor elevado a la enésima potencia y no puede ser otra cosa que Revelación.
Sin separación ni confusión, es una compenetración perfecta y eterna.
Algunas razones para creer. Vittorio Messori-Michele Brambilla
jueves, 20 de mayo de 2010
sábado, 15 de mayo de 2010
martes, 11 de mayo de 2010
La mission: origine-motivation-finalité Trinitaire

miércoles, 5 de mayo de 2010
La Cruz nos da vida

¡Ante ella han rezado jóvenes de todos los continentes!
La Cruz de la JMJ quiere convocar a los jóvenes para que experimenten que en la Cruz de Jesucristo hay un motivo fuerte para el amor, para la esperanza y para la fe; muchos jóvenes que han caminado o rezado al lado de la Cruz han entendido mejor la Resurrección y han encontrado el valor para tomar decisiones respecto a sus vidas.
La Cruz de los jóvenes llegará a Cataluña el viernes 14 de mayo en una vigília de oración en la basílica de Santa Maria del Mar a las 22h, organizada por la "Delegació de Pastoral de Juventut".
Música, palabras, testimonios...Todos los jóvenes de Barcelona están invitados a participar en esta vigília y concierto.
Laicos, religiosos y religiosas, movimientos, parroquias, congregaciones, todos estamos convocados a compartir esta oración que nos hace más iglesia.
Al día siguiente, la Cruz viajará hasta la diocesis de Tarragona y el 22 de mayo estará presente en la celebración de "l’Aplec de l’Esperit" en Terrassa.
lunes, 3 de mayo de 2010
La Sábana Santa es un icono escrito con sangre

(Meditación pronunciada por Benedicto XVI ante la Sábana de Turín)
Queridos amigos:
Se trata de un momento muy esperado por mí. En otra ocasión, estuve ante la Sábana Santa, pero ahora vivo esta peregrinación con particular intensidad: quizá porque el paso de los años me hace todavía más sensible al mensaje de este extraordinario icono; quizá, y diría sobre todo, porque estoy aquí como sucesor de Pedro, y traigo en mi corazón a toda la Iglesia, es más, a toda la humanidad. Doy las gracias a Dios por el don de esta peregrinación, y también por la oportunidad de compartir con vosotros una breve meditación, que me sugiere el subtítulo de esta solemne exposición: "El misterio del Sábado Santo".
Se puede decir que la Sábana Santa es el icono de este misterio, icono del Sábado Santo. De hecho, es una tela de sepulcro, que ha envuelto el cuerpo de un hombre crucificado, y que corresponde en todo a lo que nos dicen los Evangelios sobre Jesús, quien crucificado hacia mediodía, expiró a eso de las tres de la tarde. Al caer la noche, dado que era la Parasceve, es decir, la vigilia del sábado solemne de Pascua, José de Arimatea, un rico y autorizado miembro del Sanedrín, pidió valientemente a Poncio Pilato que le permitiera sepultar a Jesús en su sepulcro nuevo, que había excavado en la roca a poca distancia del Gólgota. Tras alcanzar el permiso, compró una sábana y, tras la deposición del cuerpo de Jesús de la cruz, lo envolvió con aquel lienzo y lo puso en aquella tumba (Cf. Marcos 15,42-46). Es lo que refiere el Evangelio de Marcos y con él concuerdan los demás evangelistas. Desde ese momento, Jesús permaneció en el sepulcro hasta el alba del día después del sábado, y la Sábana de Turín nos ofrece la imagen de cómo era su cuerpo en la tumba durante ese tiempo, que cronológicamente fue breve (en torno a un día y medio), pero con un valor y un significado inmenso e infinito.
El Sábado Santo es el día del escondimiento de Dios, como se lee en una antigua homilía: "¿Qué es lo que hoy sucede? Un gran silencio envuelve la tierra; un gran silencio y soledad, porque el Rey duerme [...]. Dios en la carne ha muerto y el Abismo ha despertado" (Homilía sobre el Sábado Santo, PG 43, 439). En el Credo, profesamos que Jesucristo "padeció bajo el poder de Poncio Pilato, fue crucificado muerto y sepultado, descendió a los infiernos, al tercer día resucitó de entre los muertos".
Queridos hermanos y hermanas: en nuestro tiempo, especialmente después del siglo pasado, la humanidad se ha hecho particularmente sensible al misterio del Sábado Santo. El escondimiento de Dios forma parte de la espiritualidad del hombre contemporáneo, de manera existencial, casi inconsciente, como un vacío en el corazón que ha ido haciéndose cada vez más grande. Al final del siglo XIX, Nietzsche escribía: "¡Dios ha muerto! ¡Y nosotros le hemos matado!". Esta famosa expresión, si se analiza bien, es tomada casi al pie de la letra, por la tradición cristiana, con frecuencia la repetimos en el Vía Crucis, quizá sin darnos cuenta plenamente de lo que decimos. Después de las dos guerras mundiales, de los lagers y de los gulags, de Hiroshima y Nagasaki, nuestra época se ha convertido cada vez más en un Sábado Santo: la oscuridad de este día interpela a todos los que reflexionan sobre la vida, de manera particular nos interpela a nosotros, creyentes. También nosotros tenemos que vérnoslas con esta oscuridad.
Y, sin embargo, la muerte del Hijo de Dios, de Jesús de Nazaret, tiene un aspecto opuesto, totalmente positivo, fuente de consuelo y de esperanza. Y esto me hace pensar en el hecho de que la Sábana Santa se comporta como un documento "fotográfico", dotado de un "positivo" y de un "negativo". De hecho, es precisamente así: el misterio más oscuro de la fe es al mismo tiempo el signo más luminoso de una esperanza que no tiene confines. El Sábado Santo es la "tierra de nadie" entre la muerte y la resurrección, pero en esta "tierra de nadie" ha entrado Uno, el Único, que la ha recorrido con los signos de su Pasión por el hombre: "Passio Christi. Passio hominis". Y la Sábana Santa nos habla exactamente de ese momento, es testigo precisamente de ese intervalo único e irrepetible en la historia de la humanidad y del universo, en el que Dios, en Jesucristo, ha compartido no sólo nuestro morir, sino también nuestra permanencia en la muerte. La solidaridad más radical.
En ese "tiempo-más-allá-del-tiempo", Jesucristo "descendió a los infiernos". ¿Qué significa esta expresión? Quiere decir que Dios, hecho hombre, ha llegado hasta el punto de entrar en la soledad máxima y absoluta del hombre, donde no llega ningún rayo de amor, donde reina el abandono total sin ninguna palabra de consuelo: "los infiernos". Jesucristo, permaneciendo en la muerte, cruzó la puerta de esta soledad última para guiarnos también a nosotros y atravesarla con él.
Todos hemos experimentado alguna vez una sensación aterradora de abandono, y lo que más miedo nos da de la muerte es precisamente eso, como niños que tenemos miedo de estar solos en la oscuridad y sólo la presencia de una personas que nos ama nos puede tranquilizar. Esto es precisamente lo que sucedió en el Sábado Santo: en el reino de la muerte resonó la voz de Dios. Sucedió lo impensable: es decir, el Amor penetró "en los infiernos"; incluso en la oscuridad máxima de la soledad humana más absoluta podemos escuchar una voz que nos llama y encontrar una mano que nos saca afuera. El ser humano vive por el hecho de que es amado y puede amar; y si incluso en el espacio de la muerte ha llegado a penetrar el amor, entonces incluso allí ha llegado la vida. En la hora de la máxima soledad nunca estaremos solos: "Passio Christi. Passio hominis".
¡Este es el misterio de Sábado Santo! Precisamente desde allí, desde la oscuridad de la muerte del Hijo de Dios, ha surgido la luz de una nueva esperanza: la luz de la Resurrección. Me parece que al contemplar esta sagrada tela con los ojos de la fe se percibe algo de esa luz. La Sábana Santa ha quedado sumergida en esa oscuridad profunda, pero es al mismo tiempo luminosa; y yo pienso que si miles y miles de personas vienen a venerarla, sin contar a quienes la contemplan a través de las imágenes, es porque en ella no sólo ven la oscuridad, sino también la luz; más que la derrota de la vida y del amor, ven la victoria, la victoria de la vida sobre la muerte, del amor sobre el odio; ciertamente ven la muerte de Jesús, pero entrevén su Resurrección; en el seno de la muerte ahora palpita la vida, pues en ella mora el amor. Este es el poder de la Sábana Santa: del rostro de este "varón de dolores", que carga con la pasión del hombre de todo tiempo y lugar, incluso con nuestras pasiones, nuestros sufrimientos, nuestras dificultades, nuestros pecados --"Passio Christi. Passio hominis"-- emana una solemne majestad, un señorío paradójico. Este rostro, estas manos y estos pies, este costado, todo este cuerpo habla, es en sí mismo una palabra que podemos escuchar en silencio ¿Cómo habla la Sábana Santa? ¡Habla con la sangre, y la sangre es la vida! La Sábana Santa es un icono escrito con sangre; sangre de un hombre flagelado, coronado de espinas, crucificado y herido en el costado derecho. La imagen impresa en la Sábana Santa es la de un muerto, pero la sangre habla de su vida. Cada traza de sangre habla de amor y de vida. Especialmente esa gran mancha cercana al costado, hecha de la sangre y del agua manados copiosamente de una gran herida provocada por una lanza romana, esa sangre y ese agua hablan de vida. Es como un manantial que murmura en el silencio y nosotros podemos oírlo, podemos escucharlo, en el silencio del Sábado Santo.
Queridos amigos, alabemos siempre al Señor por su amor fiel y misericordioso. Al salir de este lugar santo, nos llevamos en los ojos la imagen de la Sábana Santa, llevamos en el corazón esta palabra de amor, y alabamos a Dios con una vida llena de fe, de esperanza y de caridad. Gracias.